Come reagire a qualcuno che ti vuole umiliare? Ci sono tre strade:
Restare in silenzio, non replicare in alcun modo alle provocazioni. Oppure rispondere ammettendo il proprio errore anche se si tratta solo di una scusa usata per umiliarti e sperando che così il carnefice terminerà lo sfogo. Oppure alzare il tono aggredendo l'aggressore e rivendicando la propria ragione con una violenza superiore alla sua. Queste riflessioni le ho fatte perché mi rendo conto che tendo ad essere troppo accondiscendente, voglio evitare il contrasto, la violenza, e quindi accetto la mia supposta inferiorità dicendo "ho capito", "ho sbagliato" "non lo farò più" "hai ragione": Tutti modi per sprofondare ancora di più nell'umiliazione inflitta. Poi riflettendo su quello che mi è accaduto ieri uscendo dal posto di lavoro per farmi 2 settimane di vacanze, ho capito quanto fosse sproporzionato l'attacco subito davanti alla datrice di lavoro e suo marito se si considera "l'errore" di cui ero accusato. Questa veemenza, questa aggressività non è accettabile ma io non ho detto niente, sono stato accondiscendente e ho salutato tutti con un sorriso. C'é da dire che il collega appena entrato per darmi il cambio mi ha preso in giro sulla cosa che più mi infastidisce e che gli ripeto da molto tempo: il mio nome usato a scopo ironico utilizzando soprannomi, storpiature del nome o utilizzando il cognome per chiamarmi in modo da rendere eccessivo il rispetto nei miei confronti e quindi automaticamente prendendomi in giro, umiliarmi, scopo credo non del tutto apparente alla mente del collega in questione. Comunque questo "simpatico" scherzare col nome avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme per prepararmi all'attacco subito quando già cambiato stavo per uscire definitivamente dall'albergo per andarmene in ferie. "Aspetta ad andare, vieni qui, devo dirti una cosa...". Non è da sottovalutare il fatto che io abbia reagito in modo insolitamente aggressivo poche sere prima, quando un suo caro amico, una persona di un viscidume tale che mi da ribrezzo, era venuto in albergo per farsi due chiacchiere col mio collega in questione. Nel momento in cui il collega si cambiava per uscire dall'albergo e andare a bere qualcosa con l'amico viscido, il tipo in questione trovandosi da solo con me che non lo avevo degnato nemmeno di uno sguardo se ne esce con "Ti vedo invecchiato" e io avevo risposto con un inequivocabile dito medio alzato. Poco dopo, arrivato il mio collega, si era lamentato con lui della mia reazione e il collega andandosene aveva detto "adesso mi tocca consolarlo che l'hai mandato a fare in culo". Il giorno dopo il collega mi dice che aveva spiegato poi al suo amico che io sono fatto così, che non è il caso di prendersela, insomma aveva giustificato il mio comportamento senza che io manifestassi alcuna intenzione di scusarmi. Questo episodio di mia non accondiscendenza, di mia ribellione a qualcuno che vuole abbassarti, umiliarti, criticarti, deve avere fatto scattare qualcosa nella testa del collega il quale ha poi ripreso a sfottermi usando il mio nome in un modo che non sopporto come già gli ho fatto gentilmente sapere tante volte e poi mi ha attaccato con una veemenza fuori luogo al momento in cui mi accingevo a lasciare l'albergo per 2 settimane di meritate vacanze.
Restare in silenzio, non replicare in alcun modo alle provocazioni. Oppure rispondere ammettendo il proprio errore anche se si tratta solo di una scusa usata per umiliarti e sperando che così il carnefice terminerà lo sfogo. Oppure alzare il tono aggredendo l'aggressore e rivendicando la propria ragione con una violenza superiore alla sua. Queste riflessioni le ho fatte perché mi rendo conto che tendo ad essere troppo accondiscendente, voglio evitare il contrasto, la violenza, e quindi accetto la mia supposta inferiorità dicendo "ho capito", "ho sbagliato" "non lo farò più" "hai ragione": Tutti modi per sprofondare ancora di più nell'umiliazione inflitta. Poi riflettendo su quello che mi è accaduto ieri uscendo dal posto di lavoro per farmi 2 settimane di vacanze, ho capito quanto fosse sproporzionato l'attacco subito davanti alla datrice di lavoro e suo marito se si considera "l'errore" di cui ero accusato. Questa veemenza, questa aggressività non è accettabile ma io non ho detto niente, sono stato accondiscendente e ho salutato tutti con un sorriso. C'é da dire che il collega appena entrato per darmi il cambio mi ha preso in giro sulla cosa che più mi infastidisce e che gli ripeto da molto tempo: il mio nome usato a scopo ironico utilizzando soprannomi, storpiature del nome o utilizzando il cognome per chiamarmi in modo da rendere eccessivo il rispetto nei miei confronti e quindi automaticamente prendendomi in giro, umiliarmi, scopo credo non del tutto apparente alla mente del collega in questione. Comunque questo "simpatico" scherzare col nome avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme per prepararmi all'attacco subito quando già cambiato stavo per uscire definitivamente dall'albergo per andarmene in ferie. "Aspetta ad andare, vieni qui, devo dirti una cosa...". Non è da sottovalutare il fatto che io abbia reagito in modo insolitamente aggressivo poche sere prima, quando un suo caro amico, una persona di un viscidume tale che mi da ribrezzo, era venuto in albergo per farsi due chiacchiere col mio collega in questione. Nel momento in cui il collega si cambiava per uscire dall'albergo e andare a bere qualcosa con l'amico viscido, il tipo in questione trovandosi da solo con me che non lo avevo degnato nemmeno di uno sguardo se ne esce con "Ti vedo invecchiato" e io avevo risposto con un inequivocabile dito medio alzato. Poco dopo, arrivato il mio collega, si era lamentato con lui della mia reazione e il collega andandosene aveva detto "adesso mi tocca consolarlo che l'hai mandato a fare in culo". Il giorno dopo il collega mi dice che aveva spiegato poi al suo amico che io sono fatto così, che non è il caso di prendersela, insomma aveva giustificato il mio comportamento senza che io manifestassi alcuna intenzione di scusarmi. Questo episodio di mia non accondiscendenza, di mia ribellione a qualcuno che vuole abbassarti, umiliarti, criticarti, deve avere fatto scattare qualcosa nella testa del collega il quale ha poi ripreso a sfottermi usando il mio nome in un modo che non sopporto come già gli ho fatto gentilmente sapere tante volte e poi mi ha attaccato con una veemenza fuori luogo al momento in cui mi accingevo a lasciare l'albergo per 2 settimane di meritate vacanze.
hai mai penssato pagarli con la stessa moneta o pure con indiferenza questa ucide anche i piu forti
RispondiElimina